L'Effetto Batman e l'Algoritmo: empatia offline, odio online e le (fragili) promesse di Meta
Un esperimento nella metropolitana di Milano dice qualcosa di preciso sull'empatia. L'accordo con cui Meta ha chiuso l'azione di 52 Attorney General dice qualcosa di altrettanto preciso su quanto costi ignorarla.
Leggendo di recente i dettagli di un singolare esperimento sociale condotto nella metropolitana di Milano, è scattata una riflessione spontanea, spinta dall'attualità delle recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto Meta.
I ricercatori dell'Università Cattolica del Sacro Cuore hanno fatto salire a bordo dei vagoni un attore vestito da Batman per osservare le reazioni dei passeggeri. Il disegno è semplice: una sperimentatrice apparentemente incinta sale sul convoglio e si misura quanti le cedono il posto, prima da sola e poi mentre da un'altra porta entra Batman. Il risultato è netto: la cessione del posto passa dal 37,66% al 67,21%. Curiosità che dice molto: il 44% di chi ha ceduto il posto in presenza del supereroe ha poi riferito di non averlo notato consapevolmente.
Il campione è di 138 passeggeri osservati, il comportamento misurato è uno soltanto e il contesto è una singola città. Non è la misura dell'empatia umana: è la misura di un gesto, in una situazione specifica.
Ma la direzione che indica è coerente con quanto sostengono gli autori, ossia che un evento inatteso interrompe il "pilota automatico" della routine, riporta l'attenzione al momento presente e, per questa via, riapre uno spazio all'attenzione verso l'altro. Nel mondo fisico, un elemento di rottura può risvegliare l'indole cooperativa di una collettività.
Ma cosa accade quando proviamo a traslare questo paradigma nell'ecosistema digitale?
L'illusione dell'assenza e l'Effetto Disinibizione
Sulle piattaforme social, la ricerca di un "Effetto Batman" si scontra con ostacoli strutturali. La prima barriera è l'assenza dei segnali fisici che abilitano l'empatia: manca il contatto visivo, la prossemica, la percezione immediata dell'impatto delle nostre azioni sull'altro. È il noto Online Disinhibition Effect descritto da John Suler: protetto da uno schermo, l'individuo abbassa i propri freni inibitori.
Tuttavia, liquidare la tossicità dei social media come semplice conseguenza della mancanza di interazioni fisiche è un errore di prospettiva. La rete non è intrinsecamente incapace di generare empatia o sorpresa. Il vero discrimine è che, sulle piattaforme commerciali, l'empatia non è sufficientemente redditizia.
L'algoritmo come "Anti-Batman"
Se nella metropolitana la sorpresa catalizza l'altruismo, sui social media i catalizzatori premiano la reazione opposta. Qui conviene però distinguere il dato dalla tesi, perché è esattamente il punto in cui il dibattito pubblico tende a saltare un passaggio.
Il dato è che i contenuti che attivano indignazione e ostilità circolano di più. Su 563.312 messaggi analizzati, ogni parola morale-emotiva in più aumentava la diffusione di circa il 20% (Brady e altri, PNAS 2017); su oltre 2,7 milioni di post, ogni riferimento al gruppo politico avversario aumentava del 67% la probabilità di condivisione, con un peso di gran lunga superiore a quello del semplice linguaggio negativo (Rathje, Van Bavel e van der Linden, PNAS 2021). Una replica pre-registrata su 27 studi e oltre 4,8 milioni di osservazioni (PNAS Nexus, 2025) ha confermato l'effetto, seppure di misura leggermente inferiore. A questo si aggiungono i documenti interni emersi nel 2021 con i Facebook Files, che ricostruiscono come la riponderazione del ranking introdotta nel 2018 attribuisse peso crescente alle reazioni più conflittuali.
La tesi, che è mia e va dichiarata come tale, è che questa dinamica non sia un'anomalia del sistema ma un suo tratto funzionale: l'indignazione trattiene, il contenuto empatico genera un'interazione passiva (un like e uno scroll), quello polarizzante innesca catene di scontro, e la catena di scontro si traduce in esposizione pubblicitaria.
L'esperimento condotto sugli utenti Facebook e Instagram durante le elezioni statunitensi del 2020 (Guess e altri, Science 2023) ha rilevato che sostituire il feed algoritmico con quello cronologico riduce tempo speso ed engagement, ma non modifica in modo significativo i livelli di polarizzazione. Studio a sua volta discusso, perché nel periodo di osservazione Meta introdusse decine di modifiche di emergenza non pienamente dichiarate, circostanza su cui la stessa rivista è tornata nel 2024.
Il quadro, insomma, è solido sull'amplificazione dei contenuti e incerto sugli effetti profondi negli atteggiamenti. Chi sostiene la tesi opposta, in entrambe le direzioni, sta andando oltre i dati.
Le aule di tribunale: le promesse alla prova dei fatti
La discussione sul modello di business è comunque uscita dalla teoria per entrare nelle aule di tribunale.
L'esempio più recente è l'accordo transattivo depositato il 26 agosto 2026 davanti alla Corte federale del Distretto Nord della California, che chiude l'azione promossa dagli Attorney General statali contro Meta. Il perimetro economico varia a seconda di cosa si conteggia: 16,68 miliardi di dollari per il nucleo dell'accordo sui minori, 17,1 includendo la componente relativa alla vicenda Cambridge Analytica, fino a circa 18 secondo la stessa Meta, che somma l'accordo separato raggiunto con il Texas. Il pagamento è dilazionato in dieci anni e circa il 30% è subordinato a una condizione su cui torno tra poco.
Due precisazioni sono dovute, perché sui numeri di questa vicenda circola parecchia approssimazione.
La prima riguarda le parti: la coalizione arrivata a dibattimento il 18 agosto era di 29 Stati, ma l'accordo finale copre 47 Stati, il Distretto di Columbia e tre territori, per un totale di 52 Attorney General firmatari. Restano fuori Florida, New Mexico e, appunto, il Texas.
La seconda riguarda la natura dell'atto: non è un patteggiamento (categoria penalistica che qui non c'entra), ma una transazione civile destinata a essere recepita in un consent judgment.
Meta nega espressamente ogni addebito. Il testo esclude che l'accordo costituisca ammissione di responsabilità, standard di diligenza o precedente, e ne limita gli effetti agli Stati firmatari.
Vale la pena ricordare, per contrasto, che un accertamento di merito esiste ed è recentissimo: in New Mexico, dopo il verdetto della giuria di marzo (375 milioni), la sentenza del 6 agosto 2026 ha aggiunto 567 milioni di dollari destinati a un fondo di rimedio, per un totale di circa 942 milioni. Lì la responsabilità è stata accertata, e Meta ha annunciato appello.
Gli obblighi tecnici assunti sono concentrati nella Sezione II (Injunctive Provisions) dell'Exhibit A allegato all'accordo. Sulla carta, queste misure vanno ben oltre tutto ciò che Meta aveva fatto finora, segnando un indubbio passo avanti rispetto al nulla che ha caratterizzato le decadi passate.
Tuttavia, bisogna sgombrare il campo dalle facili illusioni. Analizzando a fondo il testo depositato in giudizio, emerge che l'efficacia di quasi ognuna di queste misure poggia su un presupposto fragile. Un'architettura di presidi che rischia di dimostrarsi molto meno solida e resiliente di quanto gli annunci lascino intendere. Anticipo solo il dato più eloquente: la parte più incisiva delle misure non entra in vigore subito, ma è sospesa fino a quando i concorrenti (Snap, TikTok e YouTube) non assumano obblighi equivalenti.
Pubblicherò una disamina critica dedicata, in cui metterò alla prova dei fatti la tenuta dei singoli impegni tecnici, paragrafo per paragrafo. L'obiettivo è comprendere se i paletti imposti riusciranno davvero a fungere da correttivo sistemico, o se si risolveranno in un esercizio di conformità procedurale.
E in Europa?
Una precisazione necessaria per il lettore italiano: quell'accordo, per espressa previsione, non produce effetti fuori dagli Stati firmatari e non vincola Meta a estendere una sola di quelle misure agli utenti europei.
Il fatto è che qui il quadro è normativo, non contrattuale. Il Digital Services Act impone già alle piattaforme di dimensioni molto grandi il divieto di interfacce ingannevoli (art. 25), misure appropriate e proporzionate per la tutela dei minori (art. 28) e la valutazione e mitigazione dei rischi sistemici (artt. 34-35), con linee guida della Commissione sulla protezione dei minori pubblicate il 14 luglio 2025. Dal 16 maggio 2024 è aperto un procedimento formale della Commissione proprio contro Facebook e Instagram, sugli effetti di dipendenza nei minori e sull'adeguatezza dei sistemi di verifica dell'età. Sul fronte interno, la legge 132/2025 ha introdotto all'art. 4 il requisito del consenso genitoriale per l'accesso dei minori di quattordici anni alle tecnologie di intelligenza artificiale, categoria in cui rientrano i sistemi di raccomandazione.
La differenza è sostanziale: negli Stati Uniti si è negoziato un obbligo, in Europa l'obbligo esiste già. Resta da vedere quanto sarà fatto valere.
Conclusione
L'esperimento di Milano ci ricorda che l'essere umano è predisposto all'attenzione verso l'altro, se inserito in un contesto che la favorisce. I social media, al contrario, agiscono spesso come specchi deformanti che premiano le nostre pulsioni conflittuali.
Fino a quando il modello di business del web si baserà sulla monetizzazione dell'attenzione tramite l'indignazione, il correttivo non potrà mai essere spontaneo, ma andrà ricercato in una solida assunzione di responsabilità tecnico-giuridica. E sarà proprio sul rigore di questa responsabilità che misureremo l'efficacia delle nuove regole.
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Mi occupo di diritto all'oblio, deindicizzazione, rimozione da database KYC/SIC e rimozione dati dai sistemi di intelligenza artificiale.
Richiedi una valutazione- Esperimento "Effetto Batman": F. Pagnini (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano), Unexpected events and prosocial behavior: the Batman Effect, in npj Mental Health Research, 3 novembre 2025 (studio peer-reviewed, n = 138).
- Contesto sociologico: J. Suler, The Online Disinhibition Effect, in CyberPsychology & Behavior, 2004.
- Diffusione dei contenuti moral-emotional: W. J. Brady e altri, PNAS 2017, 114(28); S. Rathje, J. Van Bavel, S. van der Linden, PNAS 2021; replica pre-registrata in PNAS Nexus, 2025.
- Effetti del feed algoritmico: A. M. Guess e altri, How do social media feed algorithms affect attitudes and behavior in an election campaign?, Science 2023, 381(6656), e successivo editoriale della rivista (2024) sui limiti del disegno sperimentale.
- Riferimento legale (accordo Meta): [Proposed] Consent Judgment ed Exhibit A (Settlement Agreement), In re Social Media Adolescent Addiction / Personal Injury Products Liability Litigation, MDL n. 3047, Case n. 4:23-cv-05448-YGR, U.S. District Court, Northern District of California, depositato il 26 agosto 2026 (testo pubblico allegato al comunicato del Department of Justice della California).
- New Mexico: verdetto della giuria del marzo 2026 e sentenza del 6 agosto 2026, State of New Mexico v. Meta Platforms.
- Quadro europeo e italiano: Regolamento (UE) 2022/2065 (DSA), artt. 25, 28, 34-35; Commissione europea, linee guida sulla protezione dei minori ex art. 28, 14 luglio 2025; procedimento formale avviato il 16 maggio 2024 nei confronti di Facebook e Instagram; legge 23 settembre 2025 n. 132, art. 4.