Avv. Nicolò Bastaroli

Domande frequenti

Risposte sintetiche, con i riferimenti normativi essenziali. Non sostituiscono l'analisi del singolo caso, che resta sempre il punto di partenza.

Diritto all'oblio e deindicizzazione

Cos'è il diritto all'oblio?

Ha due accezioni distinte, che è essenziale non confondere. La prima è la cancellazione dei dati personali (art. 17 GDPR), che però non si applica ai contenuti editoriali legittimi, tutelati dalla libertà di informazione (art. 17, par. 3, lett. a). La seconda è la deindicizzazione: il contenuto resta pubblicato, ma non viene più associato al nome dell'interessato nelle ricerche online.

La deindicizzazione si chiede solo a Google?

No. Si esercita nei confronti dei motori di ricerca, come stabilito dalla Corte di giustizia UE nella sentenza Google Spain (C-131/12, 13 maggio 2014), ma anche nei confronti degli editori che pubblicano il contenuto. La Corte europea dei diritti dell'uomo, nella sentenza Biancardi c. Italia (25 novembre 2021, ric. n. 77419/16), ha confermato che l'obbligo di deindicizzare grava anche sui gestori di testate e archivi giornalistici online.

Posso far cancellare un articolo di giornale che mi riguarda?

Un articolo di cronaca legittimo non può essere cancellato: il diritto di informare e la funzione di archivio sono tutelati. Quando ne sussistono i presupposti (tempo trascorso, assenza di interesse pubblico attuale, ruolo privato della persona) si può invece ottenere la deindicizzazione, presso i motori di ricerca e presso l'editore, così che la notizia non emerga più cercando il nome.

Dopo un'archiviazione o un'assoluzione posso ottenere la deindicizzazione delle notizie sul procedimento?

Sì. L'art. 64-ter disp. att. c.p.p., introdotto dalla riforma Cartabia (D.Lgs. 150/2022), consente a chi ha ottenuto archiviazione, sentenza di non luogo a procedere o di proscioglimento di chiedere un'annotazione che precluda l'indicizzazione dei contenuti relativi al procedimento o ne disponga la sottrazione. È la base documentale per le successive richieste.

Una notizia inesatta su di me può essere deindicizzata senza una sentenza?

Sì. Con la sentenza C-460/20 dell'8 dicembre 2022 la Corte di giustizia UE ha chiarito che, per ottenere la deindicizzazione dai motori di ricerca, occorre dimostrare la manifesta inesattezza delle informazioni, ma non serve una decisione giudiziaria ottenuta contro l'editore. La qualità della documentazione è decisiva.

Rimozione di contenuti: social, video, immagini

Come si rimuove un post, un video o un'immagine pubblicata senza consenso?

Per questi contenuti, a differenza di quelli editoriali, la rimozione alla fonte è possibile quando ne ricorrono i presupposti. Le piattaforme devono offrire un meccanismo di segnalazione dei contenuti illegali (art. 16 del Digital Services Act, Reg. UE 2022/2065) e un'immagine o un video che ritrae una persona è un dato personale tutelato dal GDPR. L'esito dipende da come la violazione viene qualificata e documentata.

Cosa fare se circolano immagini intime diffuse senza consenso?

Agire subito. Oltre alla rilevanza penale (art. 612-ter c.p.), l'art. 144-bis del Codice privacy consente di segnalare al Garante il rischio di diffusione di contenuti sessualmente espliciti, anche in via preventiva, perché intervenga presso le piattaforme. Conservare le prove prima della rimozione è essenziale.

Si possono eliminare recensioni false o diffamatorie su Google, Glassdoor o Trustpilot?

I contenuti falsi o diffamatori possono essere segnalati come illegali ai sensi del Digital Services Act e come violazione delle policy delle piattaforme. Non ogni recensione negativa è rimovibile: va distinta la critica legittima dal contenuto falso o lesivo, e la segnalazione va costruita su questa distinzione.

Banche dati KYC e informazioni creditizie

Perché la banca mi rifiuta un finanziamento o una carta di credito senza spiegazioni?

Una causa frequente è la presenza di un profilo in una banca dati di compliance KYC (come World-Check o LexisNexis), che aggrega notizie e fonti pubbliche, anche datate o relative a vicende concluse favorevolmente. Il rifiuto avviene di norma senza che l'interessato ne conosca la ragione: le condizioni d'uso di queste piattaforme impongono agli istituti la riservatezza sui contenuti del database, per cui la banca non rivela al cliente la sua presenza.

Come faccio a sapere se sono in una banca dati KYC e a uscirne?

Il primo passo è accertare la presenza del profilo, con una richiesta di accesso ai dati (art. 15 GDPR) rivolta direttamente al gestore della banca dati. Solo dopo averne verificato il contenuto si valuta se sussistono i presupposti per chiederne rettifica, aggiornamento o cancellazione (artt. 16 e 17 GDPR).

Come si cancella una segnalazione da CRIF o da altri sistemi di informazioni creditizie?

Questi sistemi sono regolati dal Codice di condotta approvato dal Garante privacy nel 2019, che fissa tempi massimi di conservazione e l'obbligo di preavviso prima della segnalazione di un ritardo. Se questi requisiti non sono rispettati o il dato è inesatto, la segnalazione può essere contestata e rimossa.

Intelligenza artificiale

Posso impedire a ChatGPT o ad altri sistemi di IA di riportare informazioni su di me?

Sì, esercitando il diritto di opposizione al trattamento (art. 21 GDPR) e, se i dati sono inesatti, quello di rettifica (art. 16). I fornitori di modelli linguistici sono soggetti al GDPR, come conferma la sanzione di 15 milioni di euro inflitta dal Garante privacy a OpenAI nel dicembre 2024. In questo ambito ho già ottenuto esiti positivi, che confermano la praticabilità tecnico-legale della richiesta: il risultato è il blocco delle informazioni nelle risposte, non la loro cancellazione dal modello.

Si possono cancellare definitivamente le informazioni su di me da un modello di IA?

No, non allo stato attuale della tecnica. Eliminare una specifica informazione da un modello già addestrato (il cosiddetto unlearning) non è oggi un'operazione attuabile su richiesta: chi prospetta questo risultato assume un impegno che non può essere mantenuto. Lo strumento efficace è l'opposizione al trattamento, che consente di ottenere il blocco delle informazioni.

Cos'è l'AI Act e cosa devono fare oggi le aziende?

Il Regolamento UE 2024/1689 disciplina i sistemi di IA con un approccio basato sul rischio. Dal 2 febbraio 2025 si applicano i divieti e l'obbligo di alfabetizzazione del personale (art. 4). Per valutare le soluzioni in uso o da adottare ho sviluppato il framework proprietario IA Compliance&Performance e un Self-Check di autovalutazione.

Metodo e tempi

Perché rivolgersi a un avvocato e non a un'agenzia di reputazione?

Molte agenzie lavorano sulla comunicazione o spingono in basso i contenuti negativi producendone di nuovi. Il mio approccio interviene alla fonte: individua il fondamento giuridico e gestisce le richieste verso motori di ricerca, editori, piattaforme e banche dati. Il contenuto non viene coperto con altri contenuti: viene deindicizzato o rimosso quando ne sussistono i presupposti.

Come si valuta se un caso è risolvibile?

Non esistono soluzioni standard: l'unica vera best practice è l'analisi caso per caso. Parto da una mappatura puntuale dei contenuti che riguardano la persona o l'azienda, per definire il perimetro dell'intervento, e da un'imprescindibile disamina tecnico-legale che stabilisce se sussistono i presupposti per agire e con quale strumento (cancellazione, deindicizzazione, rimozione, opposizione). Segue un preventivo scritto.

Quanto tempo serve?

Dipende dal caso, dagli interlocutori coinvolti e dagli strumenti attivati: non è quindi possibile indicare tempi standard. L'unico termine fissato dalla legge riguarda i diritti previsti dal GDPR: il titolare deve rispondere entro un mese dalla richiesta, prorogabile di ulteriori due mesi nei casi complessi (art. 12, par. 3). Nessun esito può essere garantito in anticipo.

Il tuo caso non rientra in queste risposte?

Ogni situazione va valutata nel merito. Descrivimi brevemente il contesto: ti dirò se ci sono i presupposti per intervenire e con quale strumento.